Chiunque si occupi di comunicazione parla di scrittura efficace, persuasiva, emozionale. Pensiamo e vendiamo parole che centrano il bersaglio. Stimolano, eccitano, ammaliano, convincono.

In realtà però talvolta oggi ci troviamo davanti a un surplus di fari abbaglianti. Il bombardamento di seduzioni genera diffidenza, confusione, addirittura fastidio.

Tutti hanno formule vincenti, tutti promettono possibile e impossibile, tutti lusingano oltre ogni misura credibile.

La sbornia di sogni a portata di mano ne svilisce il valore e avvilisce chi non ci arriva. Il tempo della comunicazione verità sembra utopia invece non lo è. Forse avvicina più di quanto i vecchi cultori dello spot attraente possono immaginare.

Abbiamo tutti bisogno di poter essere felici senza un successo urlato. Abbiamo tutti voglia di poter vivere senza inseguire perennemente qualcosa fuori dalla nostra portata. Abbiamo tutti il diritto di desiderare quello che ci pare e non quello che ci raccontano desiderabile.

In tutto questo trovo magnifica la comunicazione che entusiasma e insieme rasserena. Accende speranze, al posto di illusioni. Cammina a braccetto con il suo pubblico. Cade e si rialza. Ha la grinta e il coraggio della paura. Non insegna, impara. Condivide invece di indirizzare.

Nella scrittura mi trovo a mio agio con il tono che spiazza ma scalda, scuote e fa sorridere. Affino lo stile dell’umana ricerca, tra sbandamento e aspirazione. L’ironia e l’autoironia sono il grande patrimonio cui sapientemente attingere per ritrovare una dolcezza arguta.

Mentre tanti ancora cercano di imporsi come un modello da seguire, amo lavorare alacremente per creare il linguaggio di chi vuole raggiungere.

Il risultato finale è molto più potente.

Ai committenti al cui servizio scrivo non serve più il canto delle sirene. L’espressione forte e serena di sé è davvero portentosa.

Invece di lanciare l’amo aspettando che abbocchino, nuota con loro.

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