Filippo Rodolfi ci ha lasciati qualche mese fa. Ma un Maestro, si sa, non muore mai del tutto. Soprattutto uno come Filippo Rodolfi la cui straordinaria carica umana è ben impressa in chiunque l’abbia conosciuto, ascoltato, incrociato.

Io lo ammiravo moltissimo e gli volevo bene. Ecco, volevo bene all’uomo e al pianista, volevo bene a Filippo.

Filippo profondo, ironico, allegro, malinconico. Filippo che aveva una sensibilità tutta sua. Un grande del jazz italiano. Un jazz italiano che ha portato nel mondo, ancora negli ultimi anni con il Quintetto Denner. Filippo che aveva umanità e cultura. Filippo che amava l’essenza della vita e la sua musica. Musica come arte, musica come respiro, musica come unione, musica come gentilezza, musica come ispirazione, musica come linguaggio universale.

Nella cornice del Castello di Novara, Phil è stato ricordato in una magnifica serata di omaggio con la partecipazione talentuosa e affettuosa di tanti musicisti (colleghi e allievi) con i quali ha suonato durante la sua lunga carriera. Non riuscirei a citarli tutti, evito di avventurarmi per non saltarne qualcuno. Musicisti e non solo: cantanti, autori, interpreti teatrali delle tante diverse avventure di Rodolfi. Cuori tutti vicini a quelli di Claudia, la moglie, e delle sue tre adorate figlie con le loro famiglie.

L’unanime memoria è quella di un marito, di un padre, di un nonno, di un artista di eccezionale valore. Filippo e la sua intelligenza vivace, aperta, generosa, sono un patrimonio che dobbiamo conservare gelosamente. Con i suoi slanci, la sua dedizione, le sue intuizioni, la sua libertà, il caro Phil non può che essere un esempio, uno stimolo, una luce!

Sono tante, tantissime, le sue esperienze professionali e tanti, tantissimi, coloro che hanno avuto l’onore di condividerle. In città, a Novara, tutti rammentano benissimo una delle più recenti, quella coraggiosa e entusiasmante dell’Orchestra di Periferia, e c’è sicuramente chi di Filippo Rodolfi può raccontare decenni di storie, genialità e successi. Consiglio dunque di leggere la sua biografia da parole più competenti delle mie.

A me piace ospitarlo qui con un ritratto personale e sentimentale. E ringraziarlo, infinitamente. Ringraziarlo per l’amicizia e per la ricchezza che mi ha sempre trasmesso.

Sono sicuro che lui, ovunque sia, continui a guardarci sorridente. Vorrei tanto potesse sapere che lascia la più importante delle lezioni: l’umiltà. Un’umiltà che univa sempre alla sua voglia di suonare, di sentire musica e voci, di mescolarsi agli altri e alla strada, di emozionare ed emozionarsi, di rispettare il significato semplice e autentico dell’esistenza.

Un’ultima cosa, a te direttamente, Phil: so che stai ridendo e mi strizzi l’occhio…sì, abbiamo scherzato tante volte insieme e intuisco bene! Ora sei trionfalmente passato alla Storia, quella con la S maiuscola.

Ringrazio tutti quelli che hanno partecipato alla prima serata tributo che vorranno perdonare la mancata citazione: siete stati meravigliosi, tutti!

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