Caro gabbiano Jonathan, ho scritto talmente tante volte di te che ai lettori può scappare di credere voglia candidarmi a tua biografa ufficiale. Tu ed io su questo abbiamo sorriso, spesso e molto. Tu sai la verità, sei con me da decenni e se qualche volta posso sognare di volare lo devo a te, ecco.

Quando sono arrivata a mille ho smesso di contare i libri, li leggo e basta. Se mi chiedono le tre o cinque o dieci letture “preferite” mi viene la paralisi della lingua e delle mani. Un po’ perché i titoli mandano la mia memoria in corto circuito e le dimenticanze farebbero torto a me e a qualche capolavoro. Un po’ perché sono proprio terrorizzata da queste classifiche. Penso sempre che la risposta sia condizionata dal momento emotivo e così qualsiasi scelta offende la vita che ho ricevuto, pagina dopo pagina. Nella mia testa ci sono eccome, è naturale, i libri che hanno dato di più alla mia pasta, ma non li svelerò mai.

Tu però, Jonathan, conosci il tuo posto. Non è in una lista. E’ semplicemente nel cuore.

Non è perché sei un vero cult della “fiaba morale”, questo se mai è stato bello per l’amato Richard Bach. Tu eri lì prima ancora di essere scritto perché il destino ci ha riservato una fatica speciale.

La tua infinita pazienza è ancora qui, accanto a me. Sono certa che non smetterai mai di provarci, lo vedo nei tuoi occhi, anche se sono un’allieva maldestra a te importa solo che io abbia il tuo stesso desiderio. Le tue lezioni, che mi hanno fatto accumulare centinaia di migliaia di ore di volo, sono la gioia con la quale ho sempre cercato di respirare.

Roba grossa, diciamolo. D’altra parte ti ho intercettato proprio perché eri sulla mia traiettoria sghimbescia, con le piume arruffate tentavi di aggirare il vento che viaggiava opposto.

Non ci sarà stanchezza o vecchiaia con te, gabbiano Jonathan. Forse sai anche che non guadagnerò mai il tuo cielo ma non mi abbandonerai e farai in modo che io muoia con il sogno stretto al petto e stampato sul viso. Nonostante tutto. E sai bene cosa intendo.

E’ già straordinario che il racconto breve che ha raccolto la tua storia e ti ha fatto diventare un simbolo sia per ogni anima avventura o libertà. Se poi intuissero cosa significa per noi, per te e per me, avrebbero la pelle d’oca perenne.

E’ il nostro segreto. Che anche se continuerà a procurarci dolore significa sempre e comunque “spirito dell’aria”. Vedi, ho usato il nostro codice, come vuoi tu. Perché la verità l’ho intesa benissimo, grande Maestro Jonathan.

Grazie amico mio, gabbiano Jonathan Livingston, per sempre.

Seguitiamo a istruirci sull’amore, come ci ha raccomandato Ciang.

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