Ciò che sappiamo, vediamo, facciamo, in ogni attimo della nostra vita e del nostro lavoro possiamo immaginare finisca in quel grande contenitore che è la nostra mente pronto a incontrarsi e mescolarsi continuamente.

Più impariamo, più osserviamo, più interagiamo, più arricchiamo di ingredienti della nostra scatola e più abbiamo a disposizione elementi per elaborare, capire, scoprire. Tutto è connesso. Ogni nozione è in grado di fornirci spiegazioni per molte situazioni, ogni esperienza viene buona in un’infinità di casi, ogni notizia che registriamo può tornare utile in un altro tempo.

C’è un filo invisibile che lega fatti apparentemente diversi e distanti, c’è un nesso tra temi e contesti che sembrano del tutto differenti.

I creativi come me sono abituati a uscire spesso dal rigore della logica, a pescare ovunque idee e soluzioni, a cimentarsi con strade innovative. Non facciamo altro che giovarci del pensiero trasversale e svilupparlo.

Il pensiero trasversale o laterale venne definito dallo psicologo Edward De Bono come quella forma di ragionamento che osa avventurarsi in sentieri inesplorati.

Nella comunicazione, “essere voci fuori dal coro” dipende molte volte da questa audacia. Il piacere e la necessità di distinguersi fanno attingere a tutte le risorse possibili, fanno allargare le prospettive, portano a formulare ipotesi mai battute.

In effetti l’avventura della comunicazione mi porta davvero a quella connessione di cui accennavo al principio. Scrivo per tanti committenti, scrivo di tanti argomenti, scrivo in tanti ambiti…e il mio contenitore si allarga.

Credo che la creatività nel linguaggio, nelle modalità di stile, negli approcci comunicativi, maturi notevolmente proprio quando viaggia in un numero indefinito di settori e non smette di misurarsi con la curiosità, con il coraggio, con la passione.

Questo è un fattore determinante, per la mia felicità professionale!

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