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Ott 2019

Ipotesi

Io non meritavo una storia triste.

Ero un porto sicuro, una porta spalancata sui sogni, un nutrimento per l’anima.

Io c’ero, per tutti. Offrivo quello che ciascuno cercava. L’ultima uscita o il vecchio capolavoro. La saga familiare, il giallo, il sentimentale, lo storico. C’ero per chi amava l’umorismo e per chi preferiva l’avventura. C’ero per chi si avvicinava alla lettura e per chi ne viveva. C’ero per chi voleva fare un piccolo prezioso dono e per chi aveva sempre voglia di scoprire un nuovo genere, un nuovo autore, una nuova esperienza.

Ogni giorno Lui alzava la saracinesca e mi apriva al passaggio. Io ero felice. A mio modo sorridevo a tutti, mi rallegrava soddisfare i desideri di ognuno. Mi sentivo importante e Lui mi diceva con il cuore che lo ero davvero. Me lo diceva anche quando era stanco, quando mi impolveravo, quando le ore pesavano sui suoi anni. Stavamo bene insieme, io e Lui. Ci strizzavamo l’occhio, quando qualcuno andava via baldanzoso con un carico di acquisti. Avevamo fatto qualcosa di buono!

Io ero la Libreria. Quel contenitore portentoso di gioielli che il mondo dovrebbe proteggere come un bene prezioso.

Ero la Libreria dove Lui conosceva, spiegava, cercava, adorava, ogni singolo pezzo. Non importava quanta promozione avesse e chi l’avesse fatto arrivare lì. Lui voleva avere tutto il possibile, soddisfare i gusti di chiunque, rispettare ogni nome e ogni titolo. A me lui piaceva, mi trattava come fossi un’amica, mi era devoto. E capivo. Capivo che era orgoglioso di me.

Ero la Libreria. Un servizio essenziale.

Quando è iniziato il tempo delle preoccupazioni e entravano meno persone ho iniziato a comprendere cosa fosse il dolore. Il suo dolore, il mio dolore. Lui era il Libraio, io ero la Libreria: una vita uniti nell’entusiasmo, nella coerenza, nella dedizione, nel rigore…e poi quella terribile sensazione di sconforto.

Si accumulava più polvere. E si accumulavano la sua malinconia, la sua rabbia, la sua pena. La logica del mercato, l’economia dei grandi numeri, le trasformazioni del progresso: sentivo concetti masticati con riprovazione, sdegno, sofferenza. Avrei voluto abbracciarlo, il mio Librario. Stringermi forte a Lui e dargli sostegno. Ma non ero che una massa di bellezza e valori fragili e indifesi davanti a interessi grossi, forti, contorti e ingiusti.

Non avevo potere e denari per combattere al fianco del mio Libraio.

Ero solo un’Ipotesi. Un’ipotesi di cultura, di vita, di lavoro, di genuinità.

Un’Ipotesi che era ormai deciso dovesse finire morta sepolta. Avanzavano le grandi distribuzioni, le super librerie, la concorrenza cui era impossibile tenere testa.

Lui era affranto. Resisteva come un soldato rimasto solo al fronte ma si curvava sempre di più sotto un velo di umiliazione. Lei taceva, con una sofferenza nel petto che non trovava voce. Moglie e presenza insostituibile, tutti i giorni, anno dopo anno. Fino a quel giorno, quel terribile giorno della chiusura.

Un pugno allo stomaco che ha frastornato Lui, Lei e me. Perché? Perché doveva finire così?

Io non meritavo una storia triste e neanche il mio Libraio e la mia Libraia.

Mi sono rimaste le parole. Le parole dei libri cui ho dato dimora per anni. Le parole delle emozioni. Le parole della verità.

Noi non siamo più altro che un ricordo, un nodo alla gola, un pezzo di passato, un puntino nel cammino e nelle trasformazioni di una città. Neanche raccontare ci può dare speranza eppure io voglio averla. Perché non possiamo essere inghiottiti dall’oblio, perché non dobbiamo sfuggire alla memoria, perché non abbiamo che le parole per esserci…esserci ancora.

Mica volevamo la gloria, mica chiedevamo la luna. Eravamo una Libreria, un Libraio e una Libraia, come tante Librerie e Librai che nel nostro Paese hanno gettato la spugna, travolti e stravolti. Respiravamo e davamo respiro, fino a quando le regole spietate ci hanno tolto l’ossigeno.

Io non meritavo una storia triste. E ora, come in un romanzo, vorrei che i miei Librai sopravvivessero almeno come piccoli grandi eroi. Non abbassate la serranda dei vostri sentimenti, tenetevi desti, assaporate il piacere di conservare con cura una parentesi. Tenete in animo la possibilità che un’Ipotesi, schiacciata da uno scherzo del destino, sia una risorsa da accarezzare per il futuro.

Le scelte, le attenzioni, le consapevolezze, talvolta fanno miracoli.

Mi raccomando, continuate a leggere e, se conoscete qualche Libraio e qualche libera e indipendente Libreria ancora attivi, fatemi un favore, andate e portate la vostra ammirazione, la vostra solidarietà, la vostra complicità.

 

Ciao Anna, ciao Fernando, grazie di tutto.

Liberamente ispirato alla storia di Ipotesi, libreria di Teramo, al signor Fernando e alla signora Anna, capitolati alla nuova economia.

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