Chiunque tu sia, qualsiasi cosa tu faccia, devi tirar fuori l’arte di raccontarti.

Spesso questo lavoro di personal branding è inteso come una fiction, la costruzione di un personaggio al quale non assomigli affatto, una sorta di opera di autocelebrazione spinta all’ennesima potenza.

Lo storytelling con il quale arrivi agli altri, viaggi in rete, spieghi quali belle cose sai fare, divulghi i servizi che offri, narri le tue scoperte, in realtà non è il moto di un esaltato. Tutt’altro. RaccontarTi significa consegnarti, così come sei. Fai viaggiare la tua storia, le tue competenze, i tuoi valori.

Le parole che usi, i mezzi che scegli, le immagini che pubblichi, sono la tua seconda pelle. Qualcosa che interpreta e trasmette il tuo pensiero. Qualcosa che afferma la tua identità. Qualcosa che ti rende riconoscibile.

Non migliore degli altri. Sicuramente diverso, dagli altri.

Il primo a credere e investire nella tua unicità devi essere tu.

Il secondo di solito sono io, al tuo servizio.

Uno dei vizi più diffusi è quello di fare personal branding puntando il dito su quello che gli altri non fanno o fanno male. Le valutazioni spettano al pubblico, solo al pubblico. Devi distinguerti dai tuoi competitors, non fare loro la guerra. Non è mai un bel biglietto da visita, questo approccio prepotente e presuntuoso.

Vuoi emergere per quello che sei, sai, fai, o perché sei un megalomane?

Questo concetto è da chiarire perché molti considerano il “successo” di alcuni personaggi come la loro capacità di sgomitare, di farsi notare, di stupire, di eccedere.

a)Sei sicuro che dietro questa strategia comunicativa non ci siano valori, competenze, abilità, meriti? Se non lo sei sospendi le convinzioni assolute.

b)Sei sicuro di riuscire a fare altrettanto e di ottenerne brillanti risultati? Se non lo sei evita di improvvisare e di metterti alla berlina.

c)Sei sicuro di non avere il diritto (e il dovere) di mostrare la tua originalità in perché, cosa e come? Se non lo sei prova a pensarci e a concederti il tuo autentico viaggio.

Devi raccontarTi con il coraggio della forza e della debolezza. L’una e l’altra possono avere appeal, è importante ricordarlo. Bisogna sottrarsi alla paura. La terribile e pericolosa paura di non piacere. Devi pensare a chi puoi piacere, devi pensare a cosa dedicarti, devi pensare a come incontrare attese, devi chiederti perché puoi essere utile o gradevole.

Questo non significa non fare studi e analisi, essere superficiali, trascurare valutazioni essenziali o agire con eccessiva sicurezza. Tutt’altro. Vuol dire attivare il pensiero positivo con passione, competenza, entusiasmo, determinazione.

L’arte di raccontarTi mi appartiene perché la pratico ogni giorno. L’arte di raccontarTi mi appartiene perché ho imparato a veicolare emozioni.

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