Conoscere Pierangelo Bertolo significa incontrare il punto di incontro tra la trasformazione e l’arte.

Bertolo mescola infatti realtà e fantasia, lavora la materia valorizzandone gli usi, le forme, le interpretazioni, realizza opere che intrecciano sapientemente le tecniche, i colori, le espressioni. Qualcosa che assomiglia alla scultura e alla pittura insieme, qualcosa che differisce dall’una e dall’altra per diventare un suo pezzo unico.

Segue l’impulso di un’ispirazione, attinge da ciò che vede, plasma gli oggetti per piegarli a un’altra immagine e a un’altra vita.

Anima ciò che in apparenza è inanimato o concede un percorso nuovo a un oggetto visto per caso. Può essere una rete abbandonata, un frammento di legno, un brandello di stoffa. Oppure un’idea. Un’idea che rivisita un luogo comune, una favola, una situazione.

Talvolta sembra un gioco, quello di Pierangelo Bertolo. Un gioco di mani e di vivacità. Come se fosse un bambino che si arrangia a divertirsi con quel che ha a disposizione. Come se fosse un narratore che da uno spunto costruisce una trama di avventure e possibilità.

Prolifico e perennemente in fermento. Tanti progetti e uno spirito limpido ed entusiasta. Materia e passione. Ecco, sembra uno di quei prodi piccoli geni del riciclo, della metamorfosi, della fantasia, dell’euforia. Un falegname delle emozioni, un perlustratore dell’esistenza. Sì, trovo che abbia quell’istinto curioso e quella voglia di fare che portano sempre a risultati arguti, insoliti, graziosi.

Vede il mondo oltre il consueto e ce lo consegna in una serie piuttosto nutrita di lavori davvero interessanti.

Da seguire!

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