Sono una professionista felice e appagata. Quella del ghostwriting, del resto, è una vocazione diventata lavoro.

Questo mi fa spesso riflettere sulle dinamiche che legano me a questa passione e su quelle che attraggono i miei committenti. Tralascio le prime che sono del tutto personali e penso alle seconde, sulle quali le prime ovviamente hanno un’influenza molto forte.

Lo faccio sulla scorta di tutto quello che i miei autori mi hanno detto negli anni, su quella che è stata la loro percezione nel momento in cui mi hanno scelta e poi del mio lavoro. Lo faccio dopo essermi cimentata con racconti, fantasy, autobiografie romanzate, saggi, saggi narrativi, novelle, romanzi storici, sociali, umoristici. Lo faccio dopo aver scritto articoli, post, relazioni, comunicati. Lo faccio da addetta fantasma alla comunicazione di personaggi pubblici e professionisti.

Non basta maneggiare bene le parole

ci vogliono attenzione, entusiasmo, dedizione

Cosa muove e tiene vivaci questi meccanismi?

La sensibilità/emotività

L’empatia

La curiosità intellettuale

Il processo che sostiene l’interazione tra committente e ghostwriter è governato da un’intesa delicata e profonda. Un’intesa che si estende all’oggetto, alla trama, all’ambito del servizio. Non posso mai appropriarmi psicologicamente dell’opera ma devo sempre immedesimarmi nello spirito del suo autore.

La linfa della scrittura è un insaziabile appetito di conoscenze, avventure, orizzonti.

Servono brama e audacia. E nella sfida della creazione la complicità con i committenti si gioca sul campo…ecco perché la storia, la materia, i personaggi, i messaggi, gli obiettivi, stuzzicano costantemente i miei pensieri. Non viaggio solo con l’immaginazione, cresco, scopro direzioni, incontro panorami, provo stati d’animo, respiro situazioni.

Ogni giorno un tassello in più, ogni volta una nuova vita.

Professione ghostwriter: il mio sogno, la mia realtà.

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