Sinteticamente l’information marketing è definito come l’attività di promozione di prodotti informativi.

Questi prodotti, cartacei o digitali, hanno finalità formative e informative, di guida e supporto. Sono insomma per lo più conoscenze e competenze di un professionista o esperto di settore divulgate a chi ha interesse per un ambito o una materia più o meno specifica.

Che scelga la forma del blog o del libro, che individui canali di diffusione video, che opti per una formula comunicativa che combini vari mezzi, il professionista condivide con il suo target di riferimento una serie di consigli, suggerimenti, esperienze, studi, capacità.

Perché un blog?

Il blogging è naturalmente molto utile perché, ben congegnato e gestito, può consentire un’ottima penetrazione in rete che giova poi a spingere il lettore all’approfondimento su supporti cartacei, ebook, tutorial.

Fondamentalmente è un investimento molto importante.

Il nucleo di informazioni gratuite veicolate con una sapiente opera di information marketing consolida innanzi tutto la riconoscibilità del professionista e poi sviluppa due sostanziali opportunità:

1)la prima strettamente connessa al pubblico ed è quella accennata prima. Troveranno più facilmente mercato i libri o i corsi del coach X che ha un forte pubblico acquisito con l’information marketing rispetto a quelli del coach Y che non ha lavorato su questo fronte; aumenteranno con più probabilità i clienti dell’avvocato Tizio che con un utile e magnifico blog di contenuti giuridici ha dispensato un servizio informativo di qualità rispetto all’avvocato Caio che non ha curato minimamente l’information marketing.

2)la seconda correlata a soggetti commerciali che hanno interessi in merito e riguarda la vasta e variegata realtà di aziende e organizzazioni che sono attratte dal medesimo pubblico e che inquadrano il professionista come un potente “influencer”. Potremmo iniziare dalle stesse case editrici, sicuramente più favorevoli alla pubblicazione del libro di un professionista attivo e forte sull’information marketing piuttosto che a quello del genio defilato, sconosciuto e allergico alle logiche del personal branding. Da queste possiamo passare a tutte quelle aziende che offrono beni o servizi che il professionista è in grado di veicolare con successo.

Fino a che punto “si regala” e da che punto “si vende”?

È una domanda che mi è stata esplicitamente posta da un cliente.

Non c’è una risposta assoluta. Dipende dalle finalità personali, dipende dalla strategia, dipende dal comportamento dei competitors di settore, dipende dal riscontro che si è in grado di ottenere dal pubblico. Le variabili sono moltissime e oggi è quasi impensabile monetizzare in tempi lampo.

Qual è l’elemento fondamentale da cogliere?

Sicuramente il professionista che fa information marketing investe per il futuro, apre la porta a occasioni e connessioni, mette in rete se stesso e un bagaglio potenzialmente di grande appeal. Può essere difficile e lungo ma quasi inevitabile, in un mondo professionale dove il flusso di sapienza è inarrestabile.

L’elemento indispensabile da spendere è la differenza. Senza un valore aggiunto è difficile emergere o resistere.

So che spesso viene mossa un’obiezione a questa concezione. Chi ha più risorse, chi può penetrare in maniera più capillare, chi può disporre di mezzi o talenti efficaci, vince la partita. Dicono sia la logica dell’evidenza, un’evidenza difficilmente discutibile.

C’è però un’altra verità. Non è possibile sostenere ancora a lungo l’idea che il pubblico non abbia basi minime di discernimento e non abbia voglia di appassionarsi all’autenticità. I bisogni e i desideri ai quali l’information marketing si rivolge chiedono sempre più risposte, sempre più soluzioni e sempre meno scatole vuote.

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *