È ormai drammaticamente chiaro che il virus che attenta alla nostra salute attenta anche alla nostra economia.

Non possiamo che essere aperti anche se l’attività è chiusa.

Dobbiamo fare di necessità virtù. Essere più operativi che mai. L’asso nella manica è il tempo. Il tempo di pensare, il tempo di affinare quello che ci siamo persi quando il treno era in corsa, il tempo di meditare su quello che potremo essere e fare.

Forse il lavoro l’abbiamo perso, forse gli incarichi vacillano, forse le prospettive non sono rosee. Se a questo aggiungiamo la disperazione non ci rialziamo più.

Non è detto vada tutto bene, no, non è detto.

Quello che resta possibile è provare a re-inventarci. Servirà. Servirà a tutti. Servirà in ogni ambito.

Non sono sole le aziende a poter trasformare la loro produzione, riconvertire impianti, dirottare le offerte, riorganizzare i programmi. Siamo chiamati tutti, ciascuno nel proprio spazio, a capire cosa e come cambiare. Quali sono i nostri punti di forza? A quali punti di debolezza possiamo affidare l’arduo compito di connotarci in maniera esclusiva?

Ora a queste domande dobbiamo trovare risposta.

Il nostro futuro ha un bisogno stringente di determinazione, di creatività, di flessibilità, di innovazione. Dobbiamo far scattare un clic che faccia la differenza, la nostra differenza.

Dobbiamo cambiare anche il nostro personal branding, il nostro modo di comunicare e di interagire. Dobbiamo acquisire un modus operandi diverso. Dobbiamo tornare indietro e andare avanti.

Ai clienti ai quali gestisco e curo la comunicazione faccio questi discorsi da giorni, come la voce del conforto e dello stimolo. Credo sia essenziale. Non possiamo perderci per strada, non possiamo lasciare nulla al caso.

Abbiamo il dovere di reagire, abbiamo la possibilità di provarci.

Non è detto vada tutto bene, no, non è detto.

Ma re-inventarsi è anche un’occasione. Forse abbiamo molto da esprimere, forse abbiamo idee geniali, forse possiamo perseguire l’obiettivo giusto. Forse il male è venuto a fermarci per costringerci a rivedere contenuti, modalità, direzioni, strategie, valori.

Niente è facile, soprattutto in un momento in cui nessuno di noi ha la sfera di cristallo. Possiamo avere l’intuizione giusta? Forse sì, questo può succedere, se teniamo i nervi saldi e concentriamo le energie. Ognuno di noi può mettersi in discussione, rivedere gli schemi ai quali era abituato, tentare un nuovo approccio che abbia più appeal. Fare i conti con l’emergenza non significa, badate bene, prendere decisioni avventate. Anzi, significa riuscire a essere lungimiranti per arginarla, per affrontarla, per superarla.

Mai come in questo periodo di libertà ridotta e sacrificata, ne abbiamo colto il valore. Mai come ora possiamo cogliere quanto non abbiamo sfruttato, quante potenzialità teniamo segregate, quante risorse possono venirci in soccorso.

Non è detto vada tutto bene, no, non è detto.

Il covid-19 ci sta marchiando a fuoco.

Anche domando l’incendio non possiamo pensare di vivere nella terra bruciata. Studiamo qualcosa per metterci in salvo davvero, per lenire le ferite della terra, per avere altre chances.

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