Solitamente viene definita creativa quella che ‘esce dallo standard’ di scrittura professionale, giornalistica, accademica.

Facile pensare ai romanzi, alle novelle, ai racconti. Forse perché viene in gioco la fantasia e quindi l’elaborazione di una mano che ci mette dentro il suo talento, la sua immaginazione, la sua impronta.

Personalmente credo che al di là del testo tecnico in senso molto stretto, in quelle formule di comunicazione prettamente informative e legate spesso a un linguaggio molto specifico, la scrittura sia di per sé sempre creativa.

Ci siamo peraltro abituati a connotare la scrittura di un effetto (si parla di scrittura persuasiva) o di un’ispirazione – aspirazione (si parla di scrittura emozionale) ma probabilmente un vecchio scrittore, un writer di lungo corso o, come è di moda dire, uno storyteller appassionato, producono testi che sono sempre e comunque espressioni di scrittura creativa.

Del resto pure un pezzo giornalistico, una relazione professionale, un’opera accademica, non acquistano valore e riconoscibilità nello stile?

Io trovo che lo stile sia un marchio di creatività.

“Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi”: impossibile prescindere dalla lezione di Marcel Proust. Possiamo raccontare la stessa cosa in un’infinità di modi. E talvolta il guizzo creativo è proprio lì. Le parole rappresentano l’anima di chi le sceglie, le cuce insieme, le mette al servizio di una narrazione.

Naturalmente penso anche al mio lavoro di copywriting, ad esempio. A quando la creatività della scrittura sta in una frase che si fa slogan, che racchiude e lancia un messaggio, che incarna una filosofia. Dietro a tutto ciò ci sono professionalità e metodo ma anche arte. E non dovremmo comunque trovarla persuasiva e emozionale?

Penso anche a una lettera commerciale, quella che a prima vista potremmo immaginare formale e tecnica e invece non lo è o non dovrebbe esserlo.

I confini sono labili. Chi comunica scrivendo lo sa bene!

Se la scrittura è una freccia e deve colpire un bersaglio, ha comunque bisogno dell’energia di una vena ‘geniale’.

E quando il mio lavoro è definito da web content editor o da social media manager? Tornerò spesso su questi ruoli in maniera da descrivere compiutamente come interpreto l’incarico, quale approccio ho, come definisco un piano editoriale, che cosa caratterizza la mia gestione dei social. Resta il fatto che in questi casi -come in tutti gli altri- il nucleo essenziale del mio impegno è la produzione di contenuti testuali. Contenuti di qualità, si sottolinea. Nella qualità è impossibile non considerare l’originalità e quindi una scrittura creativa.

Sapete quale ritengo sia la sintesi migliore del mio pensiero in merito?

Un writer, come uno storyteller, è un creativo. E questo a prescindere da quale sia l’ambito nel quale muove la sua penna o la sua tastiera.

D’altra parte questa è anche la ragione essenziale per cui un personaggio pubblico, un’azienda, un autore, un artista, si rivolgono a me (o a un mio collega). Cercano innanzi tutto una scrittura che corrisponda alla loro identità, che sia ‘unica’, che sia memorabile. I pensieri e i modi in cui sono confezionati e divulgati raccontano e affermano una personalità.

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