Le mode sono belle se ci calzano addosso a pennello, se ci fanno fare bella figura, se ci fanno sentire meglio. Uno splendido vestito potrebbe starci malissimo e fallire quindi, miseramente, lo scopo di metterci in luce. Un paio di scarpe super trendy ma scomodissime non ci porteranno lontano, ci faranno male e ci costringeranno camminare in maniera a dir poco ridicola.

Adesso si usa andare in video. Adesso la comunicazione passa attraverso i video. Adesso se non ti presenti in video sei uno sfigato.

Più o meno colgo questo tipo di pensieri nell’aria.

E più o meno mi assale un attacco di sconforto.

Ne vogliamo parlare?

Nulla di personale contro i video. Tutt’altro. Preparo i contenuti ai miei committenti-clienti e loro, belli e bravi, espongono felicemente!

Però…ecco, ci sono i però.

Innanzi tutto, diciamolo pure e che ne nessuno si offenda, il video non è per tutti. O, almeno, non è sempre per tutti. Checco Zalone ci mette la faccia ma dosa quanto farlo. Chiaro il concetto?

Secondariamente non è proprio il caso di dimenticare che gran parte del flusso di informazioni è goduto su cellulare. Questo vuol dire che i video costringono chi vuole sapere cosa avete da raccontare a munirsi spesso e volentieri di cuffiette isolandosi dal resto del mondo in casa, al bar, in treno, per strada.

Aggiungo che, soprattutto senza lunghe e giuste preparazioni, in video talvolta si rischia di arrivarci facendo faticosamente il verso a qualcuno: in versione sbracata per imitare Tizio, in modalità impostata per emulare Caio, in stile friendley da baraccone per incantare come Sempronio. Sostanzialmente una scelta improvvida.

C’è altro? Sì, c’è altro. Tutte le volte che smettete di affidarvi al testo scritto vi fate immortalare in video davanti a una libreria zeppa di libri o, addirittura, parlate di quello che avete letto. Ma ve ne rendete conto oppure ci scivolate dentro come fashion victim inconsapevoli?

La comunicazione è qualcosa di alto. Dovremmo scriverla sempre con la C maiuscola. Al di là del breve show di un video.

Quindi i video vanno benissimo però…moderatevi. E non solo.

Tenete in mente la lezione di Vint Cerf, sì proprio lui, uno dei papà di internet con un curriculum da informatico che fa impallidire mezzo mondo: ci ha invitato a stampare le foto che ci sono care, ci ha messo in guardia dal deserto digitale.

Cosa voglio dirvi?

Chi abbandona il supporto cartaceo sbaglia. Punto. Non invito a essere retrogradi, sono online e ci resto più saldamente possibile. Credo solo dobbiate riflettere, tutti voi che dovete e volete comunicare la vostra azienda, la vostra professione, le vostre conoscenze.

Il progresso o, come si suol dire, la modernità, non devono negare il vecchio buono. Crescere, essere al passo con i tempi, cogliere tutte le opportunità, dovrebbe insegnarci a diversificare, a essere eccellenti strateghi, a rispettare. Non smettete di scrivere libri. Non smettete di pagare un dominio e avere un blog. Non affidatevi ai social che domani potrebbero, chissà, tradursi in oblio di tutto ciò che in termini di contenuti avete prodotto. Non persuadetevi che i video siano lo strumento per emergere.

A farvi largo dovete essere voi. Sempre e solo voi, non i mezzi che utilizzate. Prima di mettervi in posa pensate a chi volete rivolgervi, come volete arrivare a destinazione.

Vi piacerebbe che il vostro nome campeggiasse luminoso e illuminante sullo scaffale alle spalle di chi sta girando un video nel quale decanta tutto ciò che ha appreso…magari proprio da voi?

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