Ognuno è libero di stabilire per se stesso un valore alto o basso, e nessuno vale se non per quello che si fa valere; potete attribuirvi dunque la condizione di uomo libero o di schiavo: questo dipende da voi.

Epitteto

Sgombriamo subito il campo dall’idea che “riconoscere” e affermare il proprio valore equivalga a vantarsi o a sovrastimarsi. Il fulcro della questione è proprio la VALUTAZIONE. Ciò che riteniamo di essere, di sapere e di saper fare, non può essere un’esaltazione soggettiva. In maniera matura e consapevole dobbiamo esaminare chi siamo e quali meriti abbiamo, cosa riusciamo a dare e a creare, quanto valiamo, insomma, in termini umani e professionali.

Il nostro valore sorregge la nostra motivazione e genera i nostri risultati.

D’altra parte la nostra attività, le nostre azioni, le nostre qualità, sono sempre sotto giudizio. E il giudizio degli altri è in larga misura influenzato dal nostro.

Avete presente quando si dice che un timido, un modesto, un insicuro, sono spesso sotto il tiro spietato di se stessi perché non riescono ad esprimere appieno le loro potenzialità, le loro capacità, la loro abilità?

In realtà spesso ci boicottiamo.

Siamo i primi a non riporre sufficiente fiducia nel nostro valore e quindi nel valore dei nostri progetti e delle nostre idee. Siamo i primi a non avere rispetto di ciò che siamo in grado di realizzare e quindi manchiamo il raggiungimento dei nostri obiettivi.

A volte è la “paura del successo” a far scattare una serie di auto-sabotaggi.

Altre volte è una verità che non ammettiamo apertamente ma è lì, dentro di noi, a scavare il solco: siamo a conoscenza delle nostre reali inadeguatezze.

In quest’ultimo caso naturalmente è una forma di difesa o una via di fuga che ha ragioni oggettive ma negli altri c’è più semplicemente un difetto di pensiero efficace, ovvero un pensiero positivo concretamente orientato.

Sovente trascuriamo di svilupparlo, questo pensiero efficace. Aspettiamo che siano gli altri a capirci, a riconoscere che siamo persone di valore, ad apprezzare quello che abbiamo prodotto, ad ammirare le nostre competenze. È un errore grave dal quale non può che derivare una dolorosa delusione.

A nessuno piacciono i “perdenti”. A nessuno piacciono cioè le persone che non credono in se stesse, che non danno l’anima per ciò a cui tengono, che non mettono determinazione ed entusiasmo nei loro desideri.

E non solo. Nessuno è disponibile a vedere il valore di qualcosa di tuo se tu non glielo mostri. Nella comunicazione è un principio essenziale: non ingannare ma ispirare!

Quando parliamo di persuasione capita di immaginare il raggiro delle parole. E invece non si tratta di abbindolare ma di trasmettere un’emozione che convince, attrae, avvolge!

Se non affermi il Tuo VALORE e il valore di ciò che sai e fai,

nessuno avrà voglia (e possibilità!) di goderne.

Non cercare scuse, non giustificarti con gli ostacoli o le difficoltà. Tu sai che quando vuoi, li affronti. Quello che puoi aspettarti dipende da te: non è colpa degli altri se non tiri fuori la tua grinta, la tua gioia, la tua convinzione.

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