La Call to Action o CTA è un invito all’azione. Più propriamente quella parte del copy indirizzata a catturare l’attenzione del visitatore/navigante/lettore affinché questi compia in quel preciso momento un acquisto, una registrazione, un’iscrizione.

In una logica commerciale la Call to Action nasce come esca capace di favorire le vendite captando subito l’interesse del potenziale cliente o, più precisamente, di convertire il visitatore in cliente.

Se ci sono molti segreti in un copywriting di successo, quello di creare efficaci call to action è sicuramente il più ambito. Al di là infatti degli aspetti grafici e cromatici con cui si cura il classico “bottone” della CTA, c’è il ruolo essenziale del testo.

Non a caso si adotta in questi casi una SCRITTURA PERSUASIVA ovvero un copy assertivo, seducente, accattivante.

Di base, per intercettare il pubblico che vuole coinvolgere, è necessario che il copywriter sfoderi tutta la sua empatia. La conoscenza delle aspettative e dei desideri è indispensabile infatti per la scelta delle parole, per lo stile e per il tono della comunicazione.

Deve poi pensare cosa può rivelarsi convincente. Forse l’offerta di uno sconto o la proposta di un’utilità particolarmente allettante. In sostanza la CTA deve promettere qualcosa che spinga appunto il navigante all’azione che è l’obiettivo che il testo si prefigge.

Siamo abituati a immaginare la scrittura persuasiva utilizzata nella Call to Action come uno strumento essenzialmente di marketing, orientato quindi alla promozione di beni e servizi. In realtà su cosa fa leva il copy? Sulle EMOZIONI. Sempre. Perché sono proprio le emozioni le chiavi della compra-vendita.

Il concetto di Call to Action e più ampiamente la scrittura persuasiva sono in effetti patrimonio indispensabile di ogni narrazione.

Lo storytelling, della comunicazione informativa, del branding, del racconto, che sia on o offline, deve comunque generare un impulso a leggere, a sapere, a scoprire. Pensate anche a un romanzo: quante call to action contiene? Lo stimolo a proseguire nella lettura, la curiosità di conoscere lo sviluppo della trama, l’appeal di un colpo di scena, l’adrenalina del finale, sono il crescendo di emozioni che il testo è stato abile a scatenare.

Per questa ragione, oggi più che mai, si parla di tecniche di elaborazione per qualsiasi tipologia di testo: dal micro-copy ai testi di un sito o al post di un blog fino a una lunga relazione o a un saggio. Naturalmente carta stampata e rete, così come il genere di copy, l’ambito e il livello di approfondimento, hanno e richiedono approcci differenti, diciamo modulazioni delle tecniche e dei principi di studio e stesura di un testo.

Perché mi appassiona questa piccola riflessione (piccolissima perché in verità non basterebbe un libro per trattare il tema!)? Perché noto che sempre più spesso viene veicolata l’idea che il successo di molti libri sia fondato dalla maestria con la quale gli autori (o, frequentemente, i ghostwriter come me) applicano le regole vincenti della scrittura persuasiva e della call to action e una certa parte del pubblico teme che questo faccia perdere la <magia> dei libri…

No, la magia è esattamente in quelle emozioni, quelle che la scrittura sa solleticare, abbracciare, ambientare, esaltare.

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