Ci salveremo.

Ci salveremo nella misura in cui salveremo l’arte, la cultura, l’umana sensibilità.

Ci salveremo se riusciremo a guardare il mondo con il cuore negli occhi.

Ci salveremo se daremo al presente il senso del passato e del futuro.

C’è qualcosa di grande, nei visionari?

C’è la passione dei sogni e delle idee che non si fermano, che leggono la realtà, che rispettano e amano il profumo della vita, quella autentica.

Nell’opera di Fabrizio Gatta e di tutti coloro che ci hanno creduto e che hanno a vario titolo partecipato, c’è un minimo comune denominatore: la grazia del coraggio. Sì, il coraggio ha in sé qualcosa di tenero, di delicato, di stupefacente. È la forza dell’impegno sociale, della speranza, dello spirito. È il desiderio irresistibile di non cedere, di cercare, di pensare, di amare.

Bisogna essere anime profonde, inquiete e intense, per grattare sotto la superficie, per volare alto, per osare, per lanciare sfide, per toccare la storia e ciò che in essa pulsa. Bisogna avere voglia di vedere, bisogna sentire la potenza delle emozioni.

Quello di Fabrizio Gatta a Viareggio è molto più di un reportage, è un’avventura, un viaggio, un’idea…un concentrato esplosivo di sensazioni, di possibilità, di messaggi, di suggestioni.

Ecco perché “I was” si fa progetto aperto, prospettiva, incentivo, luce. Mentre il suo obiettivo fotografico coglie l’anima dei luoghi, delle persone, dei mestieri, dei momenti, Fabrizio Gatta si fa anche magistralmente interprete di un’urgenza universale: quella di conservare, riscoprire, valorizzare, respirare ogni posto, ogni cosa, ogni atmosfera.

Una dopo l’altra le immagini riportano memorie, accarezzano ebbrezze, gridano esistenze. Restituiscono dignità a ciò che sembra averla perduta, rendono visibile ciò che sfugge, reinterpretano la bellezza lasciata sfiorire.

Per me ha assunto enorme importanza l’anno di realizzazione: il 2020. Con questa scelta Fabrizio Gatta ci consegna una documentazione rivoluzionaria e sorprendente di un anno lacerante. Con straordinario talento è riuscito a fissarlo in una galleria che riscopre e restituisce IDENTITA’ a scorci di realtà aggrediti dal tempo, traditi dall’incuria.

Sarebbe bello se “I was” girasse l’Italia, recuperasse ovunque quel valore che abbiamo dimenticato, trascurato, svilito. Sarebbe bello se Fabrizio Gatta fosse il protagonista di una rivincita umana, culturale, sociale.

Io, felicemente, mi sono ritrovata nella pubblicazione che racchiude questo encomiabile e prestigioso lavoro. Ne sono onorata. Davvero onorata. Questo è uno spicchio di gioia, è il sole che fa capolino tra le nuvole.

Cos’altro aggiungere?

Cercate questo libro, andate a spulciare la raccolta fotografica di Fabrizio Gatta, prendete conoscenza di “I was”…non ve ne pentirete.

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