Spin doctor è un esperto di comunicazione che lavora come consulente per conto di personaggi politici.

Un consigliere? Uno stratega? Un professionista dello storytelling?

Spesso lo spin doctor è percepito con una connotazione negativa. Come se fosse un manipolatore delle notizie, un avvelenatore delle informazioni pubbliche, uno spregiudicato manovratore di fatti e dati.

Nella pratica in effetti può essere più o meno tutto questo ma non è necessariamente scritto nel suo DNA. Questione di scelte, come sempre.

Il “buon spin doctor” potrebbe propriamente essere una persona di cultura e abilità narrative, grande osservatore della realtà, diplomatico e dialogante, sensibile conoscitore degli umori popolari, attento alle problematiche sociali.

Con queste caratteristiche sarebbe il miglior ponte tra politico ed elettorato: aiuterebbe cioè il politico a parlare con il suo elettorato e orienterebbe l’elettorato al pensiero del politico.

Il guaio è che siamo abituati a concepire la politica come un’arena senza regola, dove il forte sbrana il debole, dove non c’è verità ma falsità, dove il potere ad ogni costo passa sopra tutto e tutti.

Questo equivale a sostenere che non ci sono idee, principi, valori e convinzioni ma soltanto opportunismi e scorrettezze. È davvero così?

 

Io continuo a credere che ci siano almeno potenziali politici che ancora aspirano al bene comune, che hanno bisogno di intercettare il sentimento generale, che devono trovare le modalità giuste per esprimersi, che possono generare un consenso solido e sano. Ribadisco che è questione di scelte.

Nel terzo millennio più che anacronistico è addirittura impossibile, non avere uno spin doctor e improvvisarsi sul web o in piazza con discorsi distanti dalla platea!

Eppure…eppure improvvisazione e presunzione se ne notano ancora tante, soprattutto quando sull’appeal dell’autorevolezza prevale la smania di protagonismo. Lo spin doctor lavora anche sul fronte della leadership, è indubbio, ma il leader non è automaticamente uno sgomitatore urlante. Anzi, tutt’altro.

Qualche lezione di carisma a lungo termine non farebbe male ai politici, non credete? Si stava meglio quando si stava peggio richiama il profilo e la personalità di quelli di altri tempi, che non avevano una data di scadenza incorporata perché sapevano sempre mantenere il polso della situazione e confrontarsi con la comunità.

 

Da ghostwriter, anche in ambito politico, sono convinta che pure lo storytelling più vivace e scoppiettante debba essere elegante, per sfidare le mode e le congiunture. Deve insinuarsi sotto pelle. Non si vende e non si compra altro che EMOZIONI e questa logica altroché se vale pure in politica! Io sono persuasa che sia ora di mirare al cuore e al cervello invece di agitare soltanto scomposti moti di pancia. Siete d’accordo?

Vorrei che ogni politico se ne ricordasse o, meglio, si assumesse la responsabilità di incaricare il ghostwriter giusto. Senza la smania di fare il fenomeno e con l’aspirazione ad affermarsi davvero.

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