Sia nei panni di ghostwriter che in quelli di copywriter pronuncio spesso con i clienti le parole STILE e TONO.

Parole importanti il cui significato è da comprendere bene.

Si insegna che lo STILE NARRATIVO attiene alla tecnica, influenza ed è in relazione con una serie di scelte: i vocaboli da utilizzare, la costruzione delle frasi e la loro lunghezza, l’uso di metafore e figure retoriche, l’alternanza di modalità narrative.

Il TONO NARRATIVO è invece l’impronta emotiva del narratore che suscita e stimola certi sentimenti o altri nel lettore. Conosciamo un’infinità, di toni: drammatico, comico, ironico, romantico, cinico, solenne, triste…

Lo stile è in qualche misura sempre “dipendente” o collegato al GENERE: difficile concepire un testo giallo, un horror, un poliziesco d’azione con lo stile classico del libro sentimentale, no?

All’interno di uno stile però, ciascun autore esprime il suo tono di voce.

Io vivo e affronto mondi differenti, quello della carta che si declina in romanzo, racconto, saggio, fiaba, e quello del testo che viaggia online, su siti, blog e social media o che è destinato, se pur su carta, a una finalità pubblicitaria (pensate al copy di una brochure aziendale, di una campagna promozionale, di un catalogo di prodotti o servizi).

Differenti per molti aspetti. Aspetti che incidono sullo stile, che fanno modulare diversamente linguaggio e ritmo.

Quello che accomuna tutti i differenti mondi è la necessità di EFFICACIA DELLA COMUNICAZIONE. Vale per i libri, vale per i post di un blog, vale per un testo su un depliant o su una pagina facebook, vale per una relazione aziendale.

In ogni ambito, infatti, dobbiamo pensare a uno stile adeguato a ciò che vogliamo trasmettere e al pubblico cui ci rivolgiamo:

  • vogliamo informare di un evento, di una novità, di una notizia?
  • vogliamo raccontare, commuovere, far sognare?
  • vogliamo fornire spiegazioni e dettagli su un prodotto o un servizio?
  • vogliamo diffondere un messaggio culturale e calamitare attenzione e adesione?

In tutti questi casi, variamente, andiamo ad individuare lo stile più appropriato all’OBIETTIVO, al mezzo (libro, blog, catalogo), al target cui vogliamo arrivare. Ciò che ci connoterà, all’interno di questo stile, sarà il nostro tono di voce…ma, come adesso sicuramente riuscite ad intuire, se vogliamo una comunicazione efficace, anch’esso non può essere scollato da questi parametri.

Non lo è, pensateci bene, neanche quando sembra esserlo.

Facciamo l’esempio di certa comunicazione dissacrante, ribelle, provocatorio.

Apparentemente anti-stile perché esce dalle righe e magari ricorre a un tono stridente ma nella realtà di regola sottende una strategia.

Questo tipo di riflessione, che -mi rendo conto- ho sintetizzato molto e quindi patisce grandi limiti, è tanto più interessante quanto più immaginiamo il consumatore, l’utente, il navigante, il lettore moderno. Quello che ha a disposizione un numero enorme di fonti tra le quali spesso si aggira distratto e frettoloso.

Perché è interessante? Perché ci porta al concetto di TEMPO/RISULTATO quindi alla necessità di prendere bene la mira e “colpire” velocemente il bersaglio.

E allora qual è il punto sul quale fare sempre leva? Le EMOZIONI. Emozioni alle quali dedicherò molti approfondimenti a breve.

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